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Il moltiplicarsi di programmi tv patinati che raccontano di maghi – architetti  alle prese con ristrutturazioni di case fatate sta creando innumerevoli danni nella psiche di un’intera nazione di clienti. Tra tutte le ricostruzioni fantasiose, quella che si allontana maggiormente dalla verità è il rapporto tra il committente e l’architetto, narrato sempre come un infinita luna di miele e senza il sottotitolo finale che avverte che tutto ciò è solo il prodotto della fantasia degli autori. Ma ci sono anche altre crude realtà molto differenti dalla finzione televisiva.

Ecco le 5 leggende metropolitane che vanno sfatate prima che sia troppo tardi.

  • Non esistono committenti così ricchi: Ahimè! Queste farse televisive cominciano sempre con un tizio, o, più spesso, con una coppia di tizi che compra un appartamento del valore di circa un milione di euro, con la stessa scioltezza con la quale noi buttiamo nel carrello la passata di pomodoro. Possibile siano tutti ereditieri o appartenenti alla mafia russa, al narcotraffico colombiano o abbiano custodito capitali evasi in qualche banca caraibica??? In ogni caso, nel programma non si parla mai di denaro, niente è troppo costoso e il motivo economico non è mai un fattore. E anche se si sfora il budget..cosa vuoi che siano 300.000 euro in più?! Ovviamente questo nel mondo reale non si verifica mai. In realtà, i committenti esaminano ogni dettaglio economico con assoluta attenzione, a volte i proprietari di casa dopo aver stipulato il rogito sono già alla canna del gas, hanno contratto un mutuo e pensano di ristrutturare un poco per volta, riciclando parte dell’esistente e rinunciando sempre alle idee migliori (che spesso sono le più costose).
  • Non esistono committenti che delegano così tanto: Questi fantasiosi committenti ricchi sfondati, magicamente, decidono di affidare qualsiasi scelta ad un architetto. Dandogli carta non bianca, bianchissima. Non prediligono uno stile, non hanno nessuna esigenza di spazio, non formulano richieste, anzi gli consegnano le chiavi di casa e spariscono per mesi, riapparendo solo a lavori terminati. E’ evidente che questo è assolutamente impossibile. Tutti i committenti pretendono di esaminare qualsiasi scelta dell’architetto. Inoltre il committente ritiene di conoscere tutte le caratteristiche di qualsiasi tipo di materiale e sa presso chi rivolgersi per comprarlo ad un prezzo di favore. Infine i committenti non sono mai soli in questo complesso lavoro decisionale: hanno mogli, mariti, parenti, amici, amici degli amici, amici degli amici degli amici che conoscono altri amici, che ne sanno sempre più dell’architetto.
  • Non esistono artigiani che vanno così d’accordo: l’architetto fantastico investito di questo potere supremo, che neanche nei suoi migliori sogni sperava di possedere, si mette subito al lavoro e, per accelerare il tutto, convoca sul cantiere diverse squadre di operai alle quali affida diverse mansioni. Questi lavorano anche in 8 contemporaneamente, pure in pochi metri quadri, in un clima di amore e collaborazione. Facile comprendere come questo idillio sia una assoluta utopia. Per un architetto anche solo organizzare due turni successivi è quasi un’impresa. Se poi si azzarda a mettere nella stessa stanza anche un solo elettricista e un unico cartongessista, nel giro di un quarto d’ora potrebbe già capitare una tragedia. Ovviamente rispettando dei tempi di consegna.
  • Non esistono committenti così soddisfatti a fine lavoro: Alla fine del lavoro, ad appartamento terminato, i committenti di fantasia entrano nella loro nuova casa rimanendo entusiasti. Ogni scelta dell’architetto sembra benedetta dal tocco magico di un artista o di un Santo. Ringraziano ripetutamente, abbracciano l’architetto e giurano che quella era proprio la casa dei loro sogni, così come l’avevano sempre desiderata. Nella realtà non succede mai così: anzi questo tipo di lavori le frasi di rito al termine delle operazioni sono “siamo andati in ritardo”,”quell’artigiano ha lavorato male..”, “si è speso troppo..”, “avremmo potuto fare..” , “ho dimenticato che avrei voluto un ampliamento..”. E l’architetto fa da parafulmine.
  • Non esistono architetti così sereni: In queste favolose fiction non si accenna mai a nessun problema di natura burocratica o di contenziosi condominiali, per questo motivo l’architetto è sempre assolutamente sereno, sorridente e ben vestito come se fosse ininterrottamente in ferie o in attesa di ricevere il premio Pritzker. In queste farse, l’architetto, felice, risolve tutti i problemi con un invenzione geniale che tutti approvano con generosi inchini del capo ed espressioni di meraviglia. Quindi sui titoli di coda si allontana su una macchina scoperta o atleticamente a piedi lungo un viale alberato vista mare. Ogni architetto sa invece che ogni rapporto con il committente contiene una dose di stress addizionale rispetto a quella già accumulato per fronteggiare il condominio, l’ufficio tecnico del Comune, i vigili, l’ASL ecc. Non ha macchine scoperte e ride solo se in preda ad una paresi facciale da nevrosi.

Il miglior modo per sfatare queste leggende metropolitane è vivere l’esperienza dei lavori in casa evitando false illusioni. Quindi:

L’architetto deve

Il committente deve

   
·         sapere di avere un budget da rispettare, perché i limiti nella realtà esistono e deve saper comprendere come e dove, in accordo con il cliente, gestire le risorse.

 

·         chiedere durante il corso dei lavori l’aggiornamento della contabilità
·         interpretare le esigenze del cliente, perché..non è casa sua! E nemmeno il Laboratorio di Progettazione I…

 

·         comunicare all’architetto in fase di progettazione ogni sua richiesta e preferenza. E prendere delle decisioni, che, a tempo dovuto, devono diventare definitive (evitando ripensamenti)

 

·         coordinare per quanto possibile tempi e persone, gestendo il cantiere in modo efficiente

 

·         evitare di intralciare la gestione del cantiere, interfacciandosi con l’architetto per richieste sui tempi e modalità del proseguimento dei lavori

 

·         essere comprensivo nell’ascolto dei soggetti coinvolti nel cantiere

 

·         comprendere e fidarsi del direttore dei lavori nello svolgimento del suo compito professionale (che peraltro gli ha conferito) anche nelle difficoltà

 

·         essere attento e avere tanta,tanta pazienza! •          avere fiducia che il lavoro finirà e la sua casa sarà unica e a sua misura!

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